IpsiG: la scuola di Psicoterapia della Gestalt

L’IpsiG è l’Istituto di Psicopatologia e Psicoterapia della Gestalt, la sua mission è: promuovere lo sviluppo di una prospettiva centrata sulla psicoterapia guidata nell’epistemologia fenomenologica e gestaltica.

L’idea è di porre le basi su una metodologia didattica che mette l’esperienza al centro dell’insegnamento. Inoltre il punto fondamentale è la crescita personale e la formazione del nuovo terapeuta, tenendo come sfondo sempre ben chiaro un quadro sulla relazione interpersonale.

E’ infatti obiettivo della scuola: dare la possibilità allo specializzando di sperimentarsi come protagonista attivo nella relazione di cura e fornire la consapevolezza per entrare nel mondo del lavoro con tutti gli strumenti e acquisirne degli altri durante il percorso.

Nell’ottica della psicoterapia gestaltica, la sofferenza umana, è espressione di una sofferenza riguardante un campo fenomenologico e relazionale più ampio: biografico, sociale e storico.

Il dolore ha un senso più profondo, non solo nel qui ed ora ma radicato nella storia dell’essere umano. La sofferenza va compresa e analizzata in un percorso alla scoperta di sè, che solo la psicoterapia gestaltica può offrire.

I principi teorici che stanno alla base della clinica della Gestalt, non si focalizzano soltanto sull’individuo ma si interrogano su come l’individuo si relazioni alla società, in generale si basano sulla possibilità di ricreare un setting, in grado di fungere da cura per il paziente sia all’interno della stanza del terapeuta che fuori.

Il modello teorico di riferimento della scuola di psicoterapia della Gestalt

La psicoterapia della Gestalt, nasce negli anni ‘50 dello scorso secolo, grazie all’incontro di alcuni professionisti con competenze differenti: due psicoanalisti tedeschi F. Perls e Laura Posner, il letterato Paul Goodman, il filosofo Isadore From, il pedagogista Elliot Shapiro, i medici Paul Weiss e Raph Hefferline.

Il modello della scuola gestaltica, si sviluppa negli Usa ma con forti radici europee. Il modello infatti prende spunto dalla psicoanalisi freudiana, dalla fenomenologia tedesca e francese, dall’estetica e dall’esistenzialismo francese, dall’Olismo di Smuts ma anche dal pragmatismo americano (come ad esempio quello di John Dewey e George H. Mead).

La psicoterapia della Gestalt, nasce come controcorrente della psicoanalisi e trova un clima favorevole negli anni ‘60 e ‘70 negli Usa.

Sicuramente la terapia della Gestalt, ha fornito un contributo originale per l’area umanistica, arrivando a rappresentarne una delle discipline di maggior rilievo.

All’interno degli sviluppi del modello gestaltico, la scuola fa particolare riferimento a quelle correnti che sottolineano la centralità di una prospettiva relazionale e di campo in psicoterapia (Jacobs e Hycner, 2009; Francesetti, 2014a; Robine, 2006; Vázquez Bandín, 2014; Philippson, 2009; Spagnuolo Lobb, 2011; Bloom e O’Neill, 2014). Si tratta di una elaborazione sviluppatasi soprattutto negli ultimi decenni, in linea con la svolta relazionale che ha attraversato i vari modelli psicoterapeutici (Lingiardi et al., 2011).

La scuola IpsiG e l’offerta di formazione gestaltica

Nel periodo dei quattro anni formativi della scuola, l’allievo potrà sperimentare le proprie risorse, così da esercitare un’ottima relazione di aiuto.

Il rigore teorico della psicoterapia gestaltica, verrà affiancato all’interesse per l’altro, alla creatività, alla scoperta della metodologia e alla scientificità.

Grazie a queste premesse, l’iPsiG promuove la formazione alla psicopatologia gestaltica e fenomenologica, un confronto diretto tra i saperi sedimentati e la ricerca contemporanea, un dialogo diretto tra i linguaggi artistici e le forme di disagio del nostro tempo, inoltre e non ultima per importanza: una maggiore attenzione ai margini sociali e culturali.

Psicoterapia Gestalt – La metodologia didattica

La scuola di psicoterapia della Gestalt, utilizza una metodologia di lavoro sia teorica che esperienziale. Il metodo esperienziale (attraverso il lavoro sui processi di gruppo, l’elaborazione delle risonanze individuali, il role playing, il lavoro sui casi clinici e la supervisione), individua durante il processo di apprendimento le risorse e le difficoltà relazionali dell’allievo e le forma attraverso:

  • Momenti teorici con lettura critica dei testi
  • Momenti di esplorazione delle risorse personali
  • Focalizzazione sui processi gruppali
  • Discussione dei casi clinici
  • Tirocinio clinico con supervisione
  • Psicoterapia personale
  • Formazione alla ricerca

Quali sono i punti cardine che caratterizzano la scuola iPsiG?

  • La dimensione internazionale: una dimensione internazionale perché la scuola è un luogo di confronto scientifico e nodo di una rete comunitaria tra colleghi sia nazionali che internazionali. Essere attivi nel panorama internazionale, è una possibilità che gli allievi possono sfruttare al meglio, inoltre il continuo confronto con prospettivi diverse è una parte fondamentale del processo di formazione.
  • Lo studio approfondito della fenomenologia psicopatologica: una particolare attenzione è data allo studio approfondito della psicopatologia. Si definisce così un profilo formativo basato sul modello teorico gestaltico, partendo dalla sofferenza reale che l’allievo che poi diverrà professionista, prova nei contesti di cura. Questo perché, si cerca di trasmettere tecniche e saperi rivolti alla cura della sofferenza psichica. La scuola iPsiG di Torino, prende spunto dalla tradizione psicopatologica, nel particolare: (Jaspers, 1968; Borgna, 1989; Galimberti, 1979; Callieri, Maldonato e Di Petta, 2001; Minkowski, 1927; Binswanger, 1973; Ballerini, 2012; Blankenburg, 1998; Francesetti, Gecele e Roubal, 2014; Francesetti e Gecele, 2010, 2011; Francesetti, 2005; 2014a; 2014b; 2014c; 2017) e all’ampio dibattito attuale sulla diagnosi e sulla psicopatologia in psicologia clinica, psichiatria e psicoterapia (Barron, 2005; Aragona, 2006; AA.VV., 2008; Zennaro, 2011; Frances, 2014; APA, 2014).
  • L’importanza della ricerca: per la scuola iPsiG di psicoterapia gestaltica, la ricerca ha un posto di rilievo nel percorso formativo. Non solo la conoscenza delle metodologie ma anche l’innovazione e la ricerca contemporanea, quindi delle buone prassi evidence based e del loro impatto sulla pratica clinica. Lo scopo è formare terapeuti capaci di fare anche ricerca in psicoterapia. Lo scopo è formare psicoterapeuti ad orientamento gestaltico che diano importanza al riscontro empirico delle teorie apprese in studi teorici.
  • Partnership con il centro “Mattia Maggiorana”

Le competenze dello psicoterapeuta della Gestalt

La scuola iPsiG di Torino, fa riferimento alle competenze specifiche dello psicoterapeuta della Gestalt, elaborate dalla commissione per le competenze della Federazione Italiana delle Associazioni di Psicoterapia e al Coordinamento Nazionale delle Scuole di Psicoterapia.

E’ importante precisare che: l’apprendimento di parametri e tecniche gestaltiche come per esempio (il processo di contratto nelle sue fasi, le possibili difficoltà nel fluire delle spontaneità e dell’intenzionalità, l’importanza della scansione temporale degli eventi) servono a collocare il terapeuta in un ambito più complesso della psicoterapia gestaltica.

E’ richiesto al terapeuta di raffinare le capacità di diagnosi e di intervento, per realizzare di momento in momento il tipo di presenza e l’azione più efficace.

Si tratta dunque di acquisire una sensibilità e capacità di orientare l’atteggiamento e l’intervento terapeutico momento per momento in base alle esigenze della cura.

Queste prospettive teoriche e prassi terapeutiche si radicano nell’indirizzo teorico-culturale dell’approccio gestaltico, sono state in particolare elaborate dagli sviluppi più recenti di questo modello (Fogarty, 2015; Spagnuolo Lobb e Amendt-Lyon, 2007; Francesetti, 2014a; 2014b) e sono sostenute anche dal dialogo con la ricerca in ambiti contigui a quello della psicoterapia, nello specifico dai saperi sviluppati dalle neuroscienze (Panksepp, 2004; Panksepp e Biven, 2014;  Gallese, Migone e Eagle, 2006; Gallese, 2007; Damasio, 2012; Rizzolatti) e dall’infant research (Stern, 2000; 2005; 2011; Beebe e Lachmann, 2003).

La preparazione dell’allievo viene valutata in itinere e alla fine di ogni anno per verificare l’acquisizione delle competenze necessarie per passare all’anno successivo. Il processo di acquisizione delle competenze viene seguito anche attraverso una ricerca controllata, in collaborazione con altri istituti che utilizzano una analoga metodologia didattica.

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